Tessere d’Europa – Bruxelles, dove si prendono le decisioni


“Tessere d’Europa” è il nome di una rubrica a cura di Marco Mignola, un modo per riflettere su uno dei pilastri dell’intero programma
European Capital of Culture: l’identità europea. Così, oltre al diario da Salonicco, vi proponiamo un nuovo percorso di racconto legato ad altre città del vecchio Continente. Le “tessere d’Europa” diventano per noi quindi anche i molti ravennati che in questo momento risiedono all’estero, chi per motivi di lavoro chi per motivi di studio. Anche gli interventi di questo blog, dunque, ci permettono di immaginare quel “mosaico di culture” indispensabile per “creare l’Europa tutti i giorni”.
In questo post ospitiamo uno scritto di Lorenzo Calderoni, 26 anni, laurea in Giurisprudenza presso il polo di Ravenna dell’Unibo, esperienza Erasmus presso university of Limerick (EIRE), pratica forense presso un noto studio legale di Ravenna. Sta effettuando il tirocinio presso UEAPME (un’organizzazione che rappresenta gli interessi della piccola e media impresa a livello europeo, partecipando al dialogo sociale per indirizzare le politiche in una direzione favorevole alle PMI).

Mentre scrivo sono passati esattamente due mesi da quando il destino o, molto più probabilmente, la difficile situazione nostrana, hanno deciso di catapultarmi in questo posto che è un po’ sulla bocca di tutti, Bruxelles.
Nessuno però ci va mai, se non a trovare un amico, un familiare, o a lavorarci; non è Parigi, Roma, Londra o Madrid, non è Barcellona o Berlino, non è Amsterdam. Eppure questa città, come ho avuto modo di scoprire, è per molti versi il centro del Mondo.
Grazie al progetto Leonardo ho avuto l’opportunità di trasferirmi qui e iniziare un’esperienza lavorativa di quattro mesi presso UEAPME, nell’ambito della rappresentanza  per la piccola e media impresa. Pertanto è soltanto un breve salto tra tempo e spazio quello che va dall’ultima biciclettata del sabato in Via di Roma a un lunedì mattina piovoso in Etterbeek, quartiere dove si trova la maggior parte delle istituzioni europee presenti a Bruxelles.

Etterbeek

Etterbeek

L’approccio con il nuovo ambiente di lavoro e la scoperta della città, per pura contingenza temporale, si sono sviluppati assieme: mi sono perso diverse volte, scoprendo nuovi luoghi e poi raggiungere l’esasperato meeting dove, mangiando tartine e conversando a casaccio, avrei conosciuto la tale persona che in seguito mi avrebbe portato in un altro determinato luogo: una rete fitta di persone che s’incontrano e intrecciano i proprio percorsi in maniera caotica, questa è Bruxelles. E di certo non solo tartine, qua si respira davvero l’aria del luogo dove si prendono le decisioni e, a mio parere, anche dove tante persone parlano un sacco ma non si capisce veramente cosa facciano, e se ciò che fanno poi conti o meno (ma questa è una considerazione personale).
Ad ogni modo, la città non è solamente questo: l’attività culturale e sociale vive il suo splendore, senza troppe limitazioni da parte dell’amministrazione. La gente esce, si diverte e va ai concerti, beve e scherza, senza tante limitazioni del caso: ne è un esempio la serata del giovedì sera a Place de Luxembourg, dove trainees e non si trovano davanti al Parlamento Europeo a fare festa: una piccola Piazza Verdi, una festa in spiaggia, il tutto davanti ad un luogo che in Italia sarebbe blindato da diverse camionette dei Carabinieri.

cladefotobrux
La città allo stesso tempo non è perfetta, non è linda, c’è traffico e smog, ma il rispetto vige ad ogni modo: come ho avuto modo di apprezzare durante altre esperienze, non siamo più abituati a macchine che si fermano mentre tentiamo di attraversare, o a un trasporto pubblico affidabile ed efficiente (anche qua ci sono i free riders ma i controllori di solito operano 12 alla volta e sono in media sul metro e novanta quindi io il biglietto lo faccio).
Nel complesso, chiudendo qui perché effettivamente due mesi sono troppi da raccontare su una pagina, quest’esperienza è un altro bel salto nel mondo; c’è tanto da imparare e a volte da insegnare, ma ti fa apprezzare e crescere come cittadino del Mondo.

Lorenzo Calderoni

 

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