Tessere d’Europa: μπέιζμπολ (ovvero baseball) – Diario da Salonicco #3

Terza puntata del diario di Marco Mignola, che a cadenza regolare ci invia riflessioni e racconti da Salonicco, durante la permanenza in Grecia in occasione del suo tirocinio internazionale sostenuto dall’UE.

Seguendo questo link si raggiungono le precedenti puntate del diario

Una delle mie grandi passioni è il baseball. Ho avuto la fortuna negli anni di poterne vedere tutti gli aspetti, sia sul campo sia fuori. Ma quando si inizia un po’ a girare, sia per studio che per lavoro, risulta difficile dare continuità soprattutto se non si è dei fenomeni come me e se ci si trasferisce in nazioni dove la tradizione di gioco non è lontanamente comparabile, almeno su suolo europeo, a quella italiana o olandese.

La mia prima esperienza con il baseball fuori dai patri confini risale al 2010 quando, in Erasmus a Copenhagen, trovai una piccola squadra di softball maschile e femminile a 3 km di casa. Il Gladsaxe era ancora un embrione, con un campo costruito in un grande prato di fianco alla piscina comunale. Fu una bella esperienza che mi permise di mantenere la forma e di sfogare le inevitabili tensioni giocando e allenando durante l’inverno le squadre giovanili. Niente di eccezionale ma la routine di casa, o quantomeno qualcosa che la ricordi, aiuta molto.

Non pago della mia prima esperienza anche per il mio trasferimento in Grecia ho subito cercato di vedere se esistesse qualche squadra nell’area di Salonicco per potere aggiungere un altro tassello alla mia esperienza personale. Grazie a Facebook sono riuscito ad entrare in contatto con la sezione baseball dell’Aris Salonicco, una delle tre grandi polisportive cittadine (le altre sono il PAOK e Iraklis). Così guantone e scarpe nello zaino sono andato al mio primo allenamento la prima domenica di Febbraio: 11 di mattina con molta, ma molta calma. Non proprio come il preaseason italiano che ormai, dalla C all’IBL, vede sveglie militari alle 8.00 il giorno santificato normalmente al riposo.

Campo Allenamento Fuori Salonicco

Il campo di allenamento fuori Salonicco

Il primo impatto è di quelli tosti: il campo di allenamento è di fatto un pascolo vicino alla base NATO di Salonicco con un container per tenere il materiale: palle vecchie, due screen, mazze di alluminio e un tee ball. I ragazzi mi spiegano che causa crisi il contratto con il campo precedente (che aveva dimensioni regolari e angoli delle basi in terra rossa) era stato disdetto circa 6 mesi prima e questo era quello che erano riusciti a trovare con i pochissimi sponsor che hanno. Perchè, mi spiegano, pur essendo nella polisportiva dell’Aris non hanno un supporto diretto e gran parte degli investimenti vengono spalmati sulla buona squadra di basket di serie A, sulla squadra di calcio (ultima in classifica e con i giocatori senza stipendio da non si sa bene quanto), pallanuoto e pallavolo. Addirittura il presidente della polisportiva salta regolarmente gli appuntamenti per discutere anche un minimo programma di sviluppo. Niente di nuovo sul fronte del baseball europeo e della situazione economica del Sud Europa.

Hellenikon Field 1, Atene

Hellenikon Field 1, Atene

La passione però è tanta e anche con pochi mezzi e autotassandosi l’importante è giocare al meraviglioso gioco del baseball. Dopo altri due allenamenti sul finire del mese e la prima settimana di Marzo (a causa di tempo e temperature non proprio greche) il 22 e il 23 Marzo parto con i miei compagni di squadra alla volta di Atene dove è in corso il secondo weekend di Coppa di Grecia. 6 ore di macchina per tagliare in lungo la Grecia passando davanti al Monte Olimpo e anche per luoghi storici come le Termopili e l’area dove si svolse la Battaglia di Salamina (Spartani! ahuahuahu).

Monte Olimpo

Nel torneo ci sono 8 squadre, di cui 7 provenienti dall’area metropolitana di Atene. Si gioca a concentramento nelle giornate di Sabato e Domenica nei due campi di allenamento delle Olimpiadi 2004, letteralmente circondati dl filo spinato della vecchia base aerea militare americana e a poca distanza dal (decadente) stadio del beach volley nella bellissima zona marittima die Hellenikon. Neanche un’ora dopo aver messo i piedi giù dalle auto e siamo subito in campo: una parte della nostra squadra è infatti composta da ragazzi che abitano ad Atene. Selezione comunque internazionale: manager canadese, terza base ungherese, seconda base e ricevitore cubani. E anche nelle altre squadre non è difficile trovare attempati americani, dipendenti di multinazionali giapponesi e sudamericani, perlopiù insegnanti di ballo e dj per le richiestissime feste a tema latino nei locali di Atene. Un mondo quantomeno variopinto e non molto dissimile da quello che è il baseball amatoriale nelle grandi capitali europee. Il terreno di gioco e lo stadio sarebbero di ottimo pregio se la mancanza di manutenzione e energia elettrica non avessero compromesso gran parte delle potenzialità degli impianti. Una situazione simile la ricordo solo (ahinoi) per il bellissimo impianto di Palermo (il movimento baseball prima o poi dovrà farsi carico di recuperare un impianto stupendo come quello di via dell’Olimpo).

Il livello di gioco dipende molto da chi ti trovi davanti ed è condizionato da due fattori cruciali: le mazze di alluminio e la mancanza di lanciatori, nel senso di giocatori aventi quantomeno una meccanica di base. Entrambe le partite che disputiamo tra Sabato e Domenica finiscono per manifesta inferiorità con risultati in doppia cifra. Un po’ come la buona vecchia C2 di tanti, tantissimi anni fa.

Ma tant’è che ho passato un bellissimo weekend parlando la lingua universale del baseball, divertendomi, sudando e conoscendo tantissimi nuovi ragazzi, tutti curiosi di sapere qualcosa del baseball italiano e del come mai avessi scelto di giocare ad un livello che, per loro stessa ammissione, era così basso. La risposta è stata sempre la stessa: perché mi piace e perché mi diverto. E se posso dare una mano alla squadra ben venga, anche perché le mie medie italiane, come ricorda spesso un caro amico, non è che siano proprio fantasmagoriche.

Nonostante tutto è primavera e mentre scrivo mi godo ancora il mio primo playball dell’anno.

(P.S. per i più interessati: ho difeso la bandiera chiudendo il weekend con un 4/7, 1 2B, 3 RBI e, udite udite, 1 SB)

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