FAQ

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Che cos’è la “Capitale europea della cultura”?
Quali città possono diventare ‘Capitale Europea della Cultura?
Come si diventa?
Cosa comporta?
I tesori artistici di Ravenna sono sufficienti per vincere?
Cosa ci “guadagnerebbe” Ravenna a essere “Capitale europea della cultura”?
Quanto “costerebbe” diventarla?
Chi e come può partecipare?
E se, dopo tutti gli sforzi, venisse nominata un’altra città?
Che concrete possibilità ha Ravenna, considerato il numero di aspiranti e il fatto che, in zona, è già stata “Capitale” Bologna (nel 2000)?

Che cos’è la “Capitale europea della cultura”?

E’ un’iniziativa della Commissione Europea risalente al 1985, proposta dall’attrice greca Melina Mercouri, allora ministro della cultura, per « valorizzare la ricchezza e la diversità delle culture europee, celebrare i legami culturali che collegano l’Europa e promuovere un sentimento di cittadinanza europea ».
Per un anno, la città “capitale” – scelta attraverso modalità che son cambiate nel tempo – deve sviluppare un programma di iniziative e progetti culturali, anche permanenti (ossia che vadano oltre il periodo del titolo), coinvolgendo il maggior numero di cittadini e con una forte attenzione allo spirito europeista.
La Commissione Europea contribuisce con un premio, intitolato alla Mercouri, di 1,5 milioni di euro.

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Quali città possono diventare ‘Capitale Europea della Cultura?

Qualsiasi città (ed eventuale territorio) del Paese indicato per ciascun anno.
La competizione è all’interno del Paese, non si tratta cioè di una sfida internazionale.
Il turno dell’Italia è il 2019 e la competizione è appunto fra città italiane: sono 21 le città candidate.
Il 2019 è anche il turno della Bulgaria, quindi con le medesime modalità sarà scelta una “capitale” bulgara, che non sarà in concorrenza con quella italiana ma anzi potrebbe esserne partner in un gemellaggio culturale.

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Come si diventa?

Il Governo del Paese interessato deve pubblicare un bando (nel caso dell’Italia è stato fatto a dicembre 2012), con le regole per presentare formalmente la candidatura: tempi, requisiti e condizioni che ogni città aspirante deve rispettare. Le città interessate hanno presentato il proprio dossier di candidatura entro il 20 settembre 2013. Il 15 novembre sono state annunciate le città che hanno passato il turno di preselezione: Cagliari, Lecce, Matera, Perugia, Ravenna, Siena. Le città finaliste avranno 9 mesi di tempo per presentare una versione aggiornata del dossier e ci sarà una seconda fase di valutazione nella quale la giuria internazionale ( 7 membri nominati dalla Commissione Europea, 6 dal Paese interessato) indicherà la città vincitrice. Questo ultimo passaggio avverrà indicativamente alla fine del 2014: fino a quella data, dunque, non si conoscerà l’esito della selezione, ossia quale sarà la “Capitale Europea della Cultura 2019”.

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Cosa comporta?

Essere “Capitale europea della cultura” comporta, per l’anno in questione, organizzare un programma di manifestazioni (mostre, concerti, dibattiti, proiezioni, corsi ecc,) nuove, cioè aggiuntive rispetto alla tradizionale attività, e realizzare o comunque avviare una serie di progetti che poi resteranno alla città, alle generazioni future (per esempio restauro del patrimonio artistico e architettonico, recupero di zone urbanistiche, inaugurazione di nuove strutture culturali ecc.).
Tutto questo con il concorso di soggetti pubblici e privati, in uno sforzo di collaborazione per il miglioramento e la crescita della collettività.

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I tesori artistici di Ravenna sono sufficienti per vincere?

Il patrimonio (culturale, ambientale, urbanistico) della città candidata è importante ma la valutazione, quindi la scelta, non si basa solo sull’esistente, anzi: la giuria internazionale valuterà soprattutto il progetto, ossia quello che la città s’impegna a realizzare, nel 2019 ma anche prima e dopo, per le generazioni presenti e future. Si potrebbe dire che non è un “concorso di bellezza”, ma una gara di progettualità: non serve redarre un dépliant turistico che esalti e assembli quanto c’è già, occorre un piano originale di iniziative e interventi .

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Cosa ci “guadagnerebbe” Ravenna a essere “Capitale europea della cultura”?

Ci guadagnerebbe un giusto riconoscimento internazionale, un rilancio di visibilità nel panorama europeo e non solo, un periodo di grande fermento che inizierebbe molto prima del 2019 e continuerebbe ben oltre. Sarebbe l’occasione per un “rinascimento” culturale e progettuale, a beneficio di tutto il territorio e di tutte le componenti: privati cittadini, mondo economico, tessuto sociale, turisti.

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Quanto “costerebbe” diventarla?

A parte il contributo a rimborso della Commissione Europea (1,5 milioni di euro), i costi sono a carico degli enti locali, della Regione, dello Stato e da realtà provate che intervengono nel finanziamento della manifestazione. In genere nella città prescelta si costituisce un soggetto misto, pubblico-privato, per la gestione degli eventi.

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Chi e come può partecipare?

Ci sono due possibilità: per i singoli, diventare volontari; per tutti, in forma singola o associata (enti, gruppi, organizzazioni e imprese), presentare proposte di iniziative e opere che vorrebbero realizzare in collaborazione con il Comitato di Ravenna 2019.
Nel primo caso, ci si può già rivolgere all’Associazione www.vira2019.it, costituita apposta per questo scopo; nel secondo, si può contattare lo Staff di Ravenna 2019 via mail: info2019@ravenna2019.eu

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E se, dopo tutti gli sforzi, venisse nominata un’altra città?

Ravenna cercherebbe comunque di realizzare almeno una parte dei progetti, perché li ritiene fondamentali per il futuro della città. Quindi nel dossier di candidatura, si specificherà anche questo “piano B”, per così dire: cioè che Ravenna e il territorio credono nello sviluppo e nella crescita al di là dell’occasione offerta nel 2019 a chi sarà “capitale europea della cultura”.

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Che concrete possibilità ha Ravenna, considerato il numero di aspiranti e il fatto che, in zona, è già stata “Capitale” Bologna (nel 2000)?

Ravenna ha molte possibilità di farcela: innanzitutto va detto che la nostra è stata la prima città italiana a manifestare in modo formale e pubblico, fin dal 2007, la propria intenzione e il proprio interesse; in conseguenza di ciò, è stata anche la prima a dotarsi di strutture dedicate al percorso di candidatura. Questo lavoro, fin dal primo giorno, segue i criteri che sono all’origine e alla base dell’iniziativa: in particolare, coinvolgimento del maggior numero di cittadini, collaborazione con altre città europee, progettualità che va ben oltre la durata della manifestazione.
Quanto a Bologna, il discorso è molto semplice: intanto Bologna non fu “la Capitale” del 2000 ma una delle nove “città europee della cultura”, perché quell’anno non ci fu una competizione, nel senso che non venne fatta alcuna selezione ma fu deciso di accettare tutte le auto-candidature – 9 appunto, in altrettanti Paesi, dalla Finlandia (Helsinki) alla Spagna (Santiago di Compostela), dall’Islanda (Reykjavik) alla Polonia (Cracovia).
In secondo luogo, il Regolamento attuale – diverso da quello dell’epoca – ha stabilito che il turno dell’Italia è nel 2019, e dopo nel nostro Paese non se ne riparlerà per molti anni.
Riguardo poi la vicinanza territoriale, molti precedenti – anche più eclatanti – rendono improponibile questa eventuale “argomentazione” contro Ravenna: infatti, a parte Lussemburgo, che lo è stata due volte, dal 1985 a oggi hanno avuto il titolo città vicine come Avignone e Marsiglia (Francia), Oporto e Guimaraes (Portogallo), Bruges, Bruxelles e Mons (Belgio), Pilsen e Praga (Repubblica Ceca), Amsterdam e Rotterdam (Paesi Bassi), e tutte in un lasso di tempo inferiore ai quasi vent’anni che, nel 2019, saranno passati da “Bologna2000”.

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