“Quando avrà freddo portate il mio cuore a Ravenna.”

“Quando avrà freddo portate il mio cuore a Ravenna.”

Scrive la poetessa Elena Bono in una bellissima poesia intitolata ‘Tramonto d’inverno in una chiesa di Ravenna’. Definita dai viaggiatori città del silenzio e dai ravennati città chiusa e poco accogliente, Ravenna vanta una lunga tradizione di accoglienza, dall’immaginario o reale guerriero barbaro Droctulft di Borges o Croce che citano Paolo Diacono: «Droctulft fu un guerriero longobardo che, durante l’assedio di Ravenna, abbandonò i suoi e morì difendendo la città che prima aveva attaccata. Gli abitanti di Ravenna gli dettero sepoltura in un tempio e composero un epitaffio nel quale espressero la loro gratitudine (contempsit caros, dum nos amat ille, parentes) e il curioso contrasto che si avvertiva tra l’aspetto atroce di quel barbaro e la sua semplicità e bontà: Terribilis visu facies, sed mente benignus, / longaque robusto pectore barba fuit». Da Dante che qui morì esule, alle centinaia di profughi della guerra nella ex Jugoslavia accolti negli anni 90, agli immigrati, caso raro in Italia, organizzati in un infinito mosaico di associazioni. Mosaico di Culture è il titolo provvisorio del progetto di candidatura di Ravenna Capitale Europea della Cultura 2019. «Il mosaico come elemento che non vuole avere bordi né confini, ed è pronto ad ampliarsi, accogliendo persone e idee nuove, senza mai chiudere frontiere». Prime parole chiave accoglienza e ospitalità. Di qui è naturale intitolare la prima traccia Di soglia in soglia.

Il riconoscimento dei cittadini nelle loro singolarità e delle loro identità culturali, variegate e dinamiche per una società di diversità culturale che pensa in primo luogo il diritto di cittadinanza culturale, la cultura come diritto, l’identità culturale del soggetto. Questo è in estrema sintesi il nodo attorno al quale si è svolto il dibattito, si sono avvicendati i protagonisti, in quanto le identità culturali dei cittadini nutrono la dinamica collettiva del vivere insieme. Da qui nascono e si moltiplicano le capacità creative e l’invenzione di nuove forme.

Ravenna non è nuova a queste dinamiche: basti pensare all’esperienza del Teatro delle Albe che intercetta fin dal loro arrivo gli antenati senegalesi di ritorno sulle spiagge della Romagna “africana” e ne fanno attori che conquistano il mondo. La prima traccia vuole seguire queste orme, per evitare che la cultura diventi il vero ostacolo alla democrazia culturale, per evitare che il pretesto dell’eccellenza e della cultura alta conducano inevitabilmente all’intimidazione sociale.

Le identità silenziose prendono la parola con il camerunese Charles Tchameni che, dal palco dell’Alighieri invita i ravennati a non rimanere murati vivi in una sola lingua e di frequentare i corsi organizzati dalla sua associazione e offerti gratuitamente alla cittadinanza. Il silenzio del cittadino fa parte, lo si è dimostrato ampiamente, della complessità delle relazioni fra culture e fra cultura e società. Il cittadino silenzioso non partecipa, non declina le proprie generalità culturali, è assente, non chiede nulla e non intavola nessun dialogo o, peggio, parla altrove, lontano dalla vita collettiva. Ma l’assenza non spegne l’identità culturale. Il silenzio è una trappola per la democrazia. Ravenna sta cercando di evitare questa trappola.

Tahar Lamri

 

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