Periferie cosmopolite: Il Cisim, il 2 giugno e l’Europa

Conversazione con Laura Gambi e Lanfranco “Moder” Vicari, direttori del Cisim di Lido Adriano

 

Il percorso delle Capitali Europee della Cultura si muove attorno due grandi direttrici: partecipazione dei cittadini e vocazione europea. Ci sembra che l’imminente “Festa della Repubblica” si collochi esattamente nel mezzo di queste due tensioni. Come progettare eventi provando a immaginare un pubblico allargato? E come, al contempo, mantenere alto il livello qualitativo, avvicinandosi alle proposte delle capitali dell’Europa?

L’1 e 2 di giugno si terrà a Lido Adriano, per il quarto anno consecutivo, La Festa della Repubblica, che sarà anche l’evento conclusivo della non-scuola del Teatro delle Albe. Per Lido Adriano il Cisim assume il compito necessario di dialogare con il mondo esterno, di accogliere e ospitare artisti e intellettuali italiani e stranieri. Crediamo che anche per gli abitanti di Lido Adriano, originari di vari paesi del mondo e di varie regioni d’Italia, siano forti le necessità culturali, le necessità di pensiero. Il Cisim, la casa del popolo di Lido Adriano, vuole accogliere incursioni nei territori della periferia, intesa come ciò che sta fuori dal centro, fuori dai riflettori, che ci porta fuori dai sentieri conosciuti, che ci fa esplorare con fatica il senso e la direzione, a volte con risultati inaspettati. L’arte, la scrittura, la battaglia politica, il non essere ciò che gli altri si aspetterebbero, il desiderio di aprire nuove strade di senso e di guardare dentro alle cose, agli abissi che ci percorrono, sono elementi che il Cisim vuole condividere con i nostri ospiti e con gli abitanti di Lido Adriano e di Ravenna.
Numerosi artisti, anche ravennati hanno trovato nelle periferie il soggetto o luogo di realizzazione delle loro opere. Luoghi interstiziali, o degradati. Lido Adriano è stata soggetto di videoart, fotografia, performance, musica, letteratura, di progetti artistici che abbiamo presentato o sostenuto in questi due anni di lavoro. Crediamo inoltre sia importante creare ponti tra artisti ravennati ed artisti europei, vorremmo avere i mezzi per poter creare cortocircuiti e far lavorare insieme artisti che parlano lingue e linguaggi artistici differenti. Allo stesso tempo crediamo ci sia ancora molto su cui lavorare a livello locale. Sarebbe interessante muoversi su due fronti: mettere in relazione artisti lontanissimi tra di loro sia a livello artistico sia a livello geografico, e nello stesso tempo mettere in relazione esperienze importanti che non si parlano pur vivendo nella nostra piccola Ravenna: pensiamo ad esempio alla quantità di musicisti di spessore che esistono nel nostro territorio ma che chiusi nelle loro scene musicali non si conoscono e non collaborano tra di loro.

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Da tempo si discute a più livelli attorno al concetto di contemporaneo, facendo spesso molta confusione. Pensando al Cisim ma anche alle arti in generale, come approcciare la questione?

Quale è il ruolo dei piccoli centri e più generale della “periferia” nella affermazione di nuove tendenze artistiche nella cultura contemporanea? Negli ultimi decenni il rapporto tra arte e periferia si è fatto molto intenso e questo per merito di una nuova ondata creativa che ha trovato i propri luoghi di sfogo e di espressione proprio nelle periferie del mondo. Esistono molti esempi di sperimentazione che si concretizza in molteplici ambiti culturali, nel teatro, nella musica, nell’arte contemporanea, nella letteratura. Ci sono stati e ci sono esempi interessanti di arte portata in periferia, con interventi calati dall’alto da amministrazioni e istituzioni pubbliche, anche se spesso i tentativi sono stati fallimentari dove le operazioni artistiche e culturali sono rimaste estranee ai luoghi, agli interessi e al linguaggio della popolazione locale.
Ci interessano molto di più le forme di espressione artistica nate nelle periferie metropolitane del mondo. Prima tra tutte la cultura hip hop che racchiude al suo interno molteplici discipline che insieme compongono un vero e proprio linguaggio artistico che riesce a rinnovarsi e modificarsi in qualsiasi nazione, città, quartiere e come un virus infetta generazioni da ormai più di trent’anni, non invecchiando.
Ci sono tante altre forme di espressione artistica nate nelle periferie del mondo che sono oramai arte mondiale, e che incontriamo anche come forme di espressione tra i ragazzi di Lido Adriano: i graffiti, le tags, la street art, per dirne solo alcuni. Anche gli scrittori e i poeti ci parlano spesso di un dislocamento rispetto alle radici, o del perché si sceglie o si è costretti a vivere altrove. Gli scrittori spesso viaggiano attraverso culture diverse, per esempio di altri paesi o di altre epoche. Il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza possono diventare mondi a cui tornare attraverso il ricordo e la rielaborazione artistica.
Per gli artisti, come del resto per gli abitanti di Lido Adriano, i riferimenti interiori possono quindi essere dislocati in un altrove. Il concetto di contemporaneo è un nodo forse troppo complicato da sciogliere e le domande potrebbero diventare infinite, molto semplicemente crediamo che esistano esperienze artistiche che dialogano con il presente e che per loro natura siano più propense di altre a farsi domande sull’oggi, ecco quelle esperienze le sentiamo come contemporanee.

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Il percorso di Ravenna 2019 ha iniziato a proporre un percorso di eventi riuniti in un cartellone unico romagnolo, le “prove tecniche”. A partire da questo “anno zero”, quali percorsi ulteriori potrebbe immaginare Il Cisim per raccogliere la sfida di una città che ambisce a essere Capitale?

E’ la cultura che può avere un ruolo nell’accorciamento della distanza dalle e nelle periferie cosmopolite. Al Cisim la programmazione accorpa i linguaggi più disparati dal Rap alla musica sperimentale, dalla danza contemporanea al teatro, dai documentari alla scrittura, dalla fotografia al mosaico. Questa ricchezza non è stata una scelta consapevole, ma frutto delle nostre esperienze e dei nostri incontri fino ad ora, speriamo di aprirci a nuove esperienze e nuove visioni che abbiano un’attinenza col nostro lavoro. Crediamo che mescolare i linguaggi sia fondamentale per non incancrenirsi in modelli facili. Fare cultura è anche procedere in una ricerca continua. In quest’ottica la partecipazione del pubblico di Lido Adriano e il coinvolgimento di persone che vengono anche da altre città diventa fondamentale per promuovere nuovi linguaggi artistici, e nello stesso tempo consente di vivere Lido in inverno. A Ravenna è difficile trovare bar dove la lingua ufficiale è l’albanese, la televisione è in albanese, si guardano film in cinese coi sottotitoli in albanese.
Gli interventi artistici possono trasformare lo spazio della vita quotidiana in scenario, come succede ogni anno a Lido con gli eventi artistici, ma anche coi laboratori condotti da artisti e professionisti ravennati attivi sulla scena nazionale e internazionale: di mosaico (Associazione Marte), di disegno (Associazione Mirada, Davide Reviati), di rap e djing (Lanfranco “Moder” Vicari, Andrea “Tesuan” Gavelli e Francesco “Nersone” Guglielmelli), di teatro (non-scuola del Teatro delle Albe con la collaborazione di Francesco Giampaoli) e di scrittura (Laura Gambi ed Eleonora Forlani).
Gli artisti che coinvolgiamo nei laboratori, mettono a disposizione le proprie competenze, e allo stesso tempo sperimentano il confronto con i giovani e gli adulti di un territorio come Lido Adriano, segnato dalla diversità culturali e dall’urgenza di creare nuovi linguaggi per la comunicazione e per il racconto di sé, fornendo pensieri, suggestioni, idee anche a chi abita il paese.
Vorremmo nei prossimi mesi creare alcune residenze per artisti europei provenienti da quartieri cosmopoliti, di origini culturali varie e meticcie, a Lido Adriano, che oltre a utilizzare il Cisim per prove e riunioni e incontri possano vivere il paese e nel paese, a contatto con la gente che ci abita, per azioni e anche ispirazioni e visioni per i loro interventi artistici. Vorremmo che gli eventi musicali, letterari e di street art del Cisim utilizzassero maggiormente le strade di Lido Adriano, ma anche quelle di Ravenna.

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“Di soglia in soglia”, “La danza dei contrari”, “Verso il mare aperto”, “Immaginare l’immaginario”, “Trasformo, dunque siamo” sono le cinque grandi aree tematiche attorno alle quali si costruirà il dossier di candidatura. Il Cisim ha evocato a più riprese l’idea di lavorare attorno ai “Quartieri Cosmopoliti”, un possibile snodo trasversale ai cinque macrotemi: ci potete raccontare qualcosa in merito?

I quartieri cosmopoliti sono spesso collocati nelle periferie delle grandi metropoli europee, e oramai anche delle piccole città. L’aggettivo cosmopolita indica ciò che si ispira a numerose culture, ma anche luoghi che sono composti o frequentati da cittadini di tutto il mondo, da persone di origini differenti. Il sostantivo indica invece chi afferma di avere come patria il mondo. Le periferie costituiscono una costante di tutte le città e di tutte le epoche storiche.
Termine periferia, oggi: quel territorio cittadino lontano dal centro non tanto o solo dal punto di vista geografico, ma marginale rispetto alle opportunità che la città offre, anche nella percezione di chi lo abita. Le moderne ‘periferie’ sono luoghi di traboccamento della vita sociale, di esclusione sociale, ma anche di resistenza e ricomposizione. Sono inevitabilmente luoghi di accoglienza e di convivenza di culture differenti ma anche luoghi di tensione dove i confini tra luce e ombra, legale ed illegale sono impercettibili.
La periferia: area fragile e vulnerabile dal punto vista economico, sociale e anche culturale, pochi servizi e difficoltà di accesso ad essi, come avviene anche qui a Lido, nella situazione di disagio e isolamento (reale o percepito), nella carenza di strumenti di comprensione dei fenomeni, nella presenza di conflitti, e in altri fattori comunque sempre legati all’idea di vuoto, di assenza, distanza.
Si finisce così per identificare un luogo e i suoi abitanti con valori e connotati negativi: così si radicano i pregiudizi, che portano distanza ed estraneità. Spesso sono poi gli stessi abitanti a portare dentro di sé questi pregiudizi. Dire che si è di Lido Adriano oggi per i ragazzi diventa quindi quasi una sfida, una presa di posizione preventiva di fronte ai pregiudizi dei ravennati, un attacco difensivo, di fronte per esempio alla difficoltà dei ragazzi di Ravenna di andare a trovare i loro coetanei e amici a Lido perché i genitori non gradiscono. Non ci interessa affrontare oggi la discussione su quelli che furono pensati in origine come quartieri periferici modello, interventi urbanistici fallimentari, su cui gli architetti continuano a teorizzare, ma ci interessa invece il fenomeno legato alla percezione, alla rappresentazione e alla componente simbolica delle relazioni, nella periferia e alla sua caratterizzazione cosmopolita.
La creatività delle periferie è una via di fuga, che cerca di individuare nuovi modi di vivere nel contesto urbano, che spesso sono diventati appunto mode e modelli mondiali. Il limite della “periferia”, si trasforma in un grande vantaggio perchè dà la possibilità di confrontarsi con contesti in cui non pesa così tanto il museo, la cultura codificata, le regole, le convenzioni sociali e culturali, dando spazio alla possibilità di sperimentare liberamente.
L’aderenza senza incrinature e ripensamenti ad un unico modello culturale, e noi a Ravenna, ma nella provincia italiana in generale, lo sappiamo bene, finisce per appiattire l’inventiva e l’immaginazione, rende statiche e immutabili le classi sociali e i ruoli, fino a renderci diffidenti verso tutto ciò che è estraneo, comprese le persone che provengono da altri paesi.

 
Le immagini presentate nel post raffigurano opere di Eduardo Relero, street-artist che presenterà il 2 giugno l’opera realizzata a Lido Adriano

link al programma della Festa della Repubblica al Cisim

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