Il Museo Carlo Zauli e Il sistema che verrà

Prosegue il nostro percorso di ascolto e e sguardo verso quelle realtà particolarmente affini al percorso di candidatura. Questa settimana incontriamo il museo Carlo Zauli di Faenza, al quale abbiamo chiesto di raccontare ai lettori del blog Ravenna 2019 le proprie attività con immagini e testi, ma anche di fornirci un report dell’incontro “Il sistema che verrà”, tenutosi a Ravenna qualche giorno fa e dedicato al presente e al futuro dei musei in Romagna. Buona lettura!

Il Museo Carlo Zauli è un contenitore che dal 2002, attraverso le sue collezioni, e le diverse attività, esplora e diffonde l’arte contemporanea in tutti i suoi linguaggi, con un’attenzione particolare alla ceramica, materiale della tradizione locale. Si trova infatti a Faenza, in pieno centro, all’interno dei locali che furono dal 1949 di Carlo Zauli, uno dei più rappresentativi scultori del 900, di cui promuove il lavoro e la storia, attraverso la gestione dell’Archivio, mostre itineranti, pubblicazioni, conferenze. 
Con l’apertura del museo si è riprogettato lo spazio in modo che raccontasse con strumenti attuali la vitalità e l’incontro tra artisti che ne avevano caratterizzato l’atmosfera sin dal 1949. È dunque con tale spirito che, sotto la direzione di Matteo Zauli, figlio dell’artista, MCZ è divenuto in questi anni un punto di riferimento nella produzione e nella divulgazione dell’arte contemporanea, grazie alle Residenze d’Artista, ai cicli di conferenze, a rassegne di musica contemporanea, oltre che a percorsi didattici per bambini, studenti e adulti. Ospita la collezione Carlo Zauli con opere esposte in un percorso cronologico dai primi anni Cinquanta fino agli Ottanta che attraversa anche il giardino, i laboratori, lasciati al loro stato originario, tuttora luogo di lavoro, e le cantine adibite a magazzini, oltre a una sala dedicata alla progettazione industriale di piastrelle. Attraverso il progetto curatoriale Residenza d’Artista, e le altre collaborazioni con gli artisti sta costruendo anche una sezione contemporanea di opere in ceramica, con nomi di rilievo internazionale, che proprio il 2 aprile prossimo sarà per la prima volta oggetto di una mostra, al di fuori del museo, nella prestigiosa sede della Fondazione Bevilacqua La Masa, a Venezia, con cui collabora dal 2011.

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Residenza d’artitsta con Maurizio Mercuri, 2006, foto MCZ

È proprio per mezzo di collaborazioni e reti che in questi anni ha allacciato e rinforzato, che MCZ si muove per lavorare su progetti culturali sempre più importanti condivisi. Lavora con note istituzioni italiane come Fondazione Bevilacqua La Masa Venezia, Via Farini Milano o Accademia Belle Arti di Bologna, per i progetti Residenza d’Artista e Corso per Curatori (un corso gratuito offerto a studenti selezionati dell’Accademia), ma continua con entusiasmo nel suo programma volto al territorio, collaborando e sostenendo progetti destinati alla città, come il recentissimo Fab Lab temporaneo, aperto nella sala degli altorilievi, che ospita un corso per Artigiani Digitali lanciato da Cna ed Ecipar. La didattica è infatti uno degli obiettivi di quasi tutto il programma museale, con proposte molto diverse, che vanno dai laboratori per bambini a incontri per giovani designer, il tutto legato dal filo conduttore dei linguaggi contemporanei, per noi inesauribile fonte di ispirazione per creatività e innovazione, veri beni di prima necessità. Inoltre il MCZ, come tutti i musei di oggi, cerca continue modalità per generare risorse proprie, lavorando, ad esempio, su progettazione di eventi aziendali, produzione di una propria linea di multipli d’arte, o progetti legati alla moda come il temporary store.
Crediamo molto nell’idea che un museo possa essere un luogo di aggregazione trasversale su un territorio, e invitiamo chi non ci conosce a visitarci, o anche solo a entrare nella nostra community sui social network, a cui ci stiamo avvicinando con interesse ed entusiasmo, pensando che il primo sostenitore di una realtà culturale è proprio il suo pubblico.

MCZ sala dei forni, foto Cristina Bagnara

MCZ sala dei forni, foto Cristina Bagnara

Il sistema che verrà
Ripensare la cooperazione museale in Romagna

Ravenna, 3 marzo 2014
Ridotto del Teatro Alighieri

La giornata di studi è stata un momento di riflessione e di confronto sulla cooperazione museale in ambito romagnolo, nel tentativo di delineare progetti concreti e risposte adeguate ai bisogni e alle esigenze di natura culturale, ma anche economica. Si sono analizzate le ragioni e gli elementi per la fattibilità di un sistema museale romagnolo e, sulla scorta del convegno dello scorso anno, si è evidenziata l’opportunità di trasformazione dell’infrastruttura della Rete Bibliotecaria di Romagna in un sistema culturale romagnolo, capace di far convergere archivi e musei. È infatti soltanto in un quadro di cooperazione e di rete che si può pensare il cambiamento e si possono studiare le modalità per attuarlo.
Nella sessione mattutina del convegno, esperti di livello nazionale si sono confrontati sulle possibilità dischiuse da una cooperazione museale, riflettendo sulle opportunità, sulle aspettative e sulle problematiche.
In un momento particolare quale quello che stiamo vivendo, con il contenimento della spesa pubblica e del suo perimetro e la cultura che non rientra tra le competenze fondamentali delle legislature, la realizzazione di un sistema museale diventa necessario. Le determinanti sono molteplici, suggerisce Claudio Leombroni (Provincia di Ravenna): l’efficienza economica ed organizzativa, la complementarità delle risorse, le aspettative degli utenti (connessione tra museo e comunità, museo partecipativo) e i processi di isomorfismo, ossia gli elementi che producono l’istituzionalizzazione del sistema museale (assetto istituzionale, prossimità geografica, ottemperanza a standard di settore, acquisizione di legittimità e prestigio).
Creare rete significa dunque riuscire ad offrire servizi professionali, rispondere alle esigenze degli utenti, condividere le risorse, aumentare la visibilità dei musei e garantire nuovi servizi.
Patrick Leech (Assessore alla Cultura Comune di Forlì) parla a questo proposito di progettualità condivisa a livello di rete: l’esigenza di condividere le competenze diversificate permette di disporre di risorse economiche, ma anche umane. La cooperazione museale in ambito romagnolo consente di seguire un progetto strategico culturale condiviso e questo comporta la riscoperta e il consolidamento dell’idea di regione come spazio unico in cui collegare tutti i musei del territorio e promuoverne l’offerta culturale. Per questo occorre chiedere alla politica di promuovere l’idea di sistema e di progettualità condivisa e di sostenere leggi regionali che unifichino e superino una legislazione settoriale.
Quello che il convegno ha evidenziato è la necessità sempre più crescente di avere un approccio sistemico, di pensare ad un sistema unico e avere una gestione comune, ma di pari passo anche quella di modificare progressivamente l’idea di museo. Come sottolinea  Daniele Jalla (ICOM Italia), il museo non deve essere più considerato solamente come un deposito di opere, come un luogo in cui mostrare delle collezioni, ma come un centro di cultura.
La rete diventa quindi uno strumento fondamentale per far fronte alle nuove funzioni dei musei, primariamente quella di essere al servizio della comunità. Non soltanto: le reti museali permettono infatti di comunicare, condividere e di conseguenza valorizzare oltremodo le capacità delle persone, l’attività dei professionisti, ma anche tutte le forme di volontariato in grado di offrire un contributo rilevante con il loro lavoro. Questi sono gli aspetti rilevati da Alberto Garlandini (ICOM Italia), in quanto la cooperazione, le reti e i sistemi territoriali non possono essere visti unicamente come mezzi per rispondere alla crisi economica.
La sessione pomeridiana del convegno è stata ideata invece come una tavola rotonda con alcuni protagonisti che operano nell’ambito culturale del territorio, con l’obiettivo di restituire, attraverso il dibattito, la complessità e il fascino di lavorare in rete.
Primariamente, Claudio Spadoni (MAR di Ravenna) precisa l’importanza di porsi in tale contesto di studio la questione del museo che verrà, domandarsi quale sarà la sua identità e quale il suo futuro prossimo. Il museo infatti, come più volte emerso nel convegno, sta oggi mutando la sua identità e occorre partire proprio da questa considerazione per riflettere, ad esempio, sulle motivazioni di una diminuzione dei visitatori nonostante l’incremento delle mostre organizzate.
È auspicabile allora favorire collaborazioni tra musei che operano sullo stesso territorio e scambi di competenze al fine di sopperire alle carenze di risorse economiche ed umane. Un obiettivo da perseguire anche per Claudio Casadio (Pinacoteca Comunale di Faenza): la realizzazione di un sistema museale che si rivolga sempre più al territorio, che unisca e valorizzi tutte le città della Romagna.
La testimonianza di Alberto Cassani (Ravenna 2019) sul progetto di Ravenna 2019 città Candidata Capitale Europea della Cultura, è in questo senso un esempio importante su cui lavorare, un modello di cooperazione che attraversa trasversalmente i settori della cultura, dell’economia, della società con l’obiettivo di portare “il sistema Romagna” ad emergere a livello nazionale ed europeo come terreno di sperimentazione, capace di produrre cultura in maniera partecipata e sinergica.
Ma il sistema che verrà non può infine dimenticare la necessità di unione e collegamento con i tour operator e il dialogo con le istituzioni scolastiche. Se Liviana Zanetti (APT Emilia-Romagna) sottolinea l’importanza di investire sull’unicità dei beni culturali del nostro territorio, sulla competitività del sistema turistico italiano, un sistema non esportabile che produce posti di lavoro, Maria Luisa Martinez (Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna di Ravenna) mostra come sia proprio la scuola ad offrire risorse umane ai musei. Per questo occorre fare rete con le scuole e sviluppare conoscenze reciproche tra queste e il territorio, dato che si vive e si consuma cultura fin da piccoli e in questo l’educazione scolastica riveste un ruolo importantissimo.

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ragazzi partecipanti al workshop con Christian Frosi e Diego Perrone, 2012, foto MCZ

ragazzi partecipanti al workshop con Christian Frosi e Diego Perrone, 2012, foto MCZ

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Il collettivo milanese Motel Lucie incontra la squadra di rugby di Faenza nel workshop rivolto alla città, 2011, foto MCZ

bimbi e genitori in un laboratorio didattico, 2012, foto MCZ

bimbi e genitori in un laboratorio didattico, 2012, foto MCZ

Roberto Noferini in concerto al MCZ, 2012 foto MCZ

Roberto Noferini in concerto al MCZ, 2012 foto MCZ

il giardino del museo - Cristiano Cavina presenta il suo libro - estate 2012, foto MCZ

il giardino del museo – Cristiano Cavina presenta il suo libro – estate 2012, foto MCZ

Una notte al museo, laboratorio didattico per bambini, 2013, foto MCZ

Una notte al museo, laboratorio didattico per bambini, 2013, foto MCZ

sala altorilievi durante la Cena Itinerante Distretto A - maggio 2011

sala altorilievi durante la Cena Itinerante Distretto A – maggio 2011

Residenza d'Artista, Salvatore Arancio al lavoro, 201

Residenza d’Artista, Salvatore Arancio al lavoro, 201

Residenza d'Artista, Eva Marisaldi 2005

Residenza d’Artista, Eva Marisaldi 2005

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