Dieci anni per la presenza dell’arte contemporanea

Il Museo Carlo Zauli con Prove Tecniche di Ravenna 2019

mcz_10anni-1024x721Nel maggio del 2002 nasceva a Faenza il Museo Carlo Zauli. Non un museo dedicato alla memoria di un artista scomparso e alla ceramica da lui, grande scultore, praticata, ma uno spazio promotore e contenitore di arte contemporanea di diversa natura, dalle arti visive (con una speciale attenzione alla “terra” e alla ceramica) alla musica, al teatro danza, con il dichiarato intento di divenire una spinta alla crescita del territorio. Si è da allora sviluppata una fitta rete di relazioni con artisti, curatori e istituzioni sulla scena nazionale ed internazionale, che ha fatto incontrare e unire questo museo-laboratorio a quanti, nel territorio, portano avanti la stessa visione .

Un’attività che è un modo di interpretare la presenza dell’arte e della cultura contemporanea nei diversi ambiti della vita.

A dieci anni di distanza sabato 12 maggio viene dedicata una giornata a festeggiarne l’esistenza, raccontare il significato di un’avventura così intensa e condividere i risultati ottenuti, lanciando nuovi obiettivi. Allestimenti rinnovati, incontri, laboratori, food & drink e musica per cogliere lo spirito di tanti anni in una sola giornata. Ricordando, a chi deve impostare il proprio navigatore, che MCZ è in Via Croce 6 a Faenza (www.museozauli.it ). Il decennale MCZ rientra nella programmazione di Prove Tecniche Ravenna 2019 e di Kart. Ne parliamo con Matteo Zauli, curatore del Museo dal 2002 a oggi.

12 maggio 2012: dieci anni fa nasceva a Faenza il Museo Carlo Zauli. E’ un evento presente nel cartellone “Prove tecniche ” di Ravenna 2019. Un museo piccolo, legato ad un arte “locale” come la ceramica e al tempo stesso unica, perciò internazionale, è divenuto una realtà importante nel sistema dell’arte contemporanea. Come vedi la messa in rete delle diverse esperienze culturali e creative presenti in Romagna per la Candidatura di Ravenna Capitale della Cultura 2019, alla luce di questo compleanno?

Trovo che l’idea di una rete sia davvero vincente. Mi giungono voci da osservatori culturali, lontani da noi e dai giochi per l’assegnazione del “titolo”, che parlano di Ravenna in buona posizione proprio in virtù dei buoni segnali dati da questo punto di vista. Gli attori pronti per un ruolo di questo tipo ci sono, ho l’impressione che siamo di fronte a un passaggio decisivo in questo senso: un coordinamento sempre più attivo delle attività, magari verso un concretissimo progetto d’insieme.

L’esperienza delle Residenze d’artista ha trasformato il Museo Carlo Zauli in uno spazio straordinario, aperto al nuovo, nel quale si sono incontrate visioni diverse , artisti da diversi contesti nazionali e internazionali, il mondo della ceramica, gli allievi delle Accademie e dell’ISIA : MCZ è insomma divenuto un luogo di produzione per l’arte contemporanea, non solo di conservazione. Pensi che questa esperienza possa offrire spunti progettuali per il programma che Ravenna, insieme alla Romagna, sta preparando per divenire “Capitale”?

C’è uno spunto fortissimo, a mio modo di vedere, che è alla base della mia visione e della mia proposta per questa occasione: Residenza d’artista vuole dire scegliere un protagonista dell’arte contemporanea, appunto, ed ospitarlo sul nostro territorio, in un luogo, cioè, che l’ospitalità ce l’ha proprio nel DNA!

E’ questa la forza del progetto, al di là del fascino che su alcuni artisti esercita la ceramica, ma che è pari a quello che su altri potrebbe esercitare il mosaico o, per uscire dal recinto delle tecniche artistiche, qualsiasi altra peculiarità territoriale, storica o morfologica che sia. Conoscendo tanti artisti, mi sono reso conto che potrebbero essercene decine soltanto in un raggio di cinquanta chilomentri, tra le pinete e i lidi nord ravennati, la bassa romagnola e le montagne tosco-romagnole.

La Romagna vive in parte di residenze temporanee, declinate in ambito turistico, perchè non scommettere anche su quello culturale?

“Trasformo dunque siamo”: hai partecipato alla quintatraccia, raccontando la scommessa del Museo, cioè lo sguardo al futuro di Carlo Zauli.

Vuoi aggiungere qualcosa per la sfida che ci aspetta verso il 2019?

Voglio essere molto sincero. La personale sfida del Museo Carlo Zauli era molto difficile nel 2002, lo è stata in ogni anno a venire e continua ad esserlo anche ora. Per rendersene conto basta guardarsi attorno e tracciare un bilancio italiano del settore. Così credo, per altri motivi, sarà difficilissima anche quella di Ravenna ma sono certissimo che abbiamo molte, moltissime carte da giocare.

Maria Rita Bentini

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