L’avventura europea di Ravenna, per Zygmunt Bauman

bauman_lepiarz«Le culture globali sono come aerei che viaggiano in ogni parte del mondo, quelle locali devono essere piste d’atterraggio sicure per questi aerei. Per diventare Capitale della Cultura Ravenna deve diventare una di queste piste d’atterraggio».

Per introdurre la videointervista a Zygmunt Bauman che trovate sotto basterebbero queste poche parole. Il celebre sociologo è noto ai più per aver descritto il passaggio dall’epoca moderna a quella post-moderna con la metafora della “liquidità”: mentre prima vivevamo il nostro rapporto con le società in quanto produttori, ora tutto quanto si è liquefatto, rendendoci per lo più consumatori. Meno conosciute le sue riflessioni sull’identità europea, che il sociologo descrive come “avventurosa”: un progetto in perenne costruzione, mosso dall’eccitazione e dall’indeterminatezza della scoperta, che in tempi di “chiusure globali” dovremo essere in grado di rimettere al centro. Il percorso di Ravenna verso il 2019 è una sfida a convivere con i rischi del non conosciuto, per ampliare i contorni delle nostre quotidiane convinzioni.

Ospite a Ravenna durante le recenti 5tracce, Bauman è stato intervistato dai volontari per Ravenna 2019, la cui presenza si è dimostrata ossatura portante delle prime azioni svolte. Dopo l’intervista pubblichiamo le riflessioni di una di loro, Caterina Cardinali.

 

 

L’esperienza di intervistare Bauman ha per me un valore talmente importante che può essere quasi astratto da qualsiasi contesto. Dimentichiamo per un attimo la candidatura di Ravenna a Capitale della Cultura 2019. Dimentichiamo che Bauman è uno dei più importanti sociologi mai esistiti e che la possibilità di avere un contatto diretto con lui mi sia capitata come un fulmine a ciel sereno, dopo avere conosciuto le sue teorie quali fonti di ricerche sociologiche presenti sui miei libri di testo universitari, ed infine fra le cento pagine della mia tesi di laurea. Questo è quello che ho fatto nei pochi secondi prima di incontrarlo, perché altrimenti non sarei nemmeno stata capace di iniziare. Quello che ho cercato di fare è provare a pensare a Zygmunt Bauman come ad un uomo. Perché al di sopra dei riconoscimenti ottenuti e degli incarichi accademici ricoperti nel corso di una degna e lunga carriera, c’è stato un essere umano che ha agito nell’interesse dei suoi simili: un umanista. Partendo da qui ho potuto capire altre cose: il perché a 86 anni fosse ancora così intellettualmente attivo, perché avesse accettato di essere intervistato per la candidatura di una piccola e ambiziosa cittadina a Capitale Europea della Cultura, perché avesse un atteggiamento colloquiale e interessato nei confronti di una realtà molto distante dalla sua. Fare questo ragionamento mi è servito ad ascoltare veramente ciò che aveva da dire e a mettere da parte l’imbarazzo della mia poca esperienza. Purtroppo è stato difficile mantenere questo “incantesimo” nell’arco di tutta l’intervista, a tratti mi scoprivo incredula. Ricordo che ad un certo punto, urtando il piede del sociologo mentre parlava ho pensato: “Dio, ho dato un calcio a Zygmunt Bauman”. Memorabile.

Caterina Cardinali

 

photo: Lepiarz